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CLONE ACCONE

Folgorato dalla "Graffiti Art" proposta in Italia da Francesca Alinovi nutre una vera e propria ossessione per Keith Haring di cui ancora oggi ripropone lo stile più astratto, europeo e legato al concetto di horror vacui.
Non-sense, humor e tendenza alla monocromia sono il leitmotiv de suoi lavori. Quando è accusato di de-ja-vù si giustifica invitando a constatare che in musica non c'è nulla di male ad eseguire delle covers che non fanno rimpiangere l'originale. Non c'è nulla di male nel campionare qualcosa per poi ricostruire una novità nostalgica.



DINOH CONTA
È nato a Trento nel 1963 ed è coetaneo di di Andrea Radice con cui ha stretto amicizia nel 1977.
È l'artista istintuale che si rifà all'"Action Painting", all'"Espressionismo Astratto" e alla "Performance".
Schivo e riservato, propone le sue "croste" che egli ha ribattezzato "gruse" (nello slang trentino significano anche il sangue raggrumato sulla ferita) metaforizzando in modo ironico sia la fruizione dell'Arte Informale sia il trauma del dolore che le ha generate.
Come ANDREA RADICE è in forte polemica nei confronti delle trappole della Tecnocrazia.



ANDREA RADICE
Nel 1994 ANDREA RADICE, trentino di Trento (Italia), classe 1963, è stato ufficialmente riconosciuto "pittore" dal tuttologo Everardo Dalla Noce (giornalista economico, specialista nel commento dell'andamento del mercato finanziario, radiocronista e dirigente sportivo, critico d'arte, talent scout, pittore, esperto filatelico, ecc...)
ANDREA RADICE non ha mai dimenticato la propria formazione umanistica, la sua tesi di laurea in Sociologia della Letteratura sulle pagine che i quotidiani locali dedicavano alla cultura e che gli era stata suggerita da Ada Neiger e da Paolo Zolli né, tantomeno, ha mai scordato il concetto di "sprezzatura" assimilato grazie al corso monografico che Piero Floriani (docente universitario e sindaco di Pisa dal 1994 al 1998) aveva dedicato a "Il Cortegiano" di Baldassarre Castiglione. Le letture di Umberto Eco (autore di numerosi saggi di semiotica ed estetica medievale, linguistica e filosofia) lo hanno ispirato e fatto riflettere.
ANDREA RADICE ha amato le avanguardie artistiche del Novecento come l'"Espressionismo Astratto", l'"Informale", il "Futurismo", il "Dadaismo", la "Pop Art", il "Surrealismo", l'"Action Painting", la "BodyArt".
Della musica "pop" è estimatore sin da piccolo. Ed è proprio grazie alla condivisione di idee e materiali musicali che nasce una profonda intesa prima, e una profonda amicizia poi, tra ANDREA RADICE e DINOH CONTA inizialmente attraverso il "Punk Rock" dei Ramones, dei Dead Boys, dei Sex Pistols, degli Stooges.
Personaggio riservato e non presenzialista è riuscito a stringere dei buoni rapporti con Luigi Serravalli (giornalista, scrittore, critico d'arte e cinematografico) e con Mario Cossali (critico d'arte). Ha esposto in Italia (ad es. in "Correnti ed Arcipelaghi", "Semi per il nulla", "Batteriologie") ed in Austria alla Bertrand Kass Galerie assieme all'artista trentino Luigi Penasa dello "Studio Andromeda" di Trento.
Ospitato per breve tempo dalla Kunstverein di Salzburg vi ha allestito una personale. Il suo atteggiamento nei confronti dell'arte era però già molto cambiato dopo una lunga chiacchierata a Venezia, nel 1995, con Germano Celant. (storico dell’arte e curatore italiano coniatore nel 1967 della definizione "Arte Povera") grazie al quale si rende conto di quanto l'arte italiana sia affetta da un profondo e scoraggiante provincialismo. New York chiama. O meglio, chiamerebbe.
ANDREA RADICE ha conosciuto New York solo da turista. Poi, allontanandosi sempre di più dai circuiti convenzionali artistici, ha iniziato a stampare in proprio t-shirts e a praticare la "Street Art".



MARIA GRAZIA VERALLI
MARIA GRAZIA VERALLI è, secondo me, una persona stranissima: da una parte sembra ostentare una sicurezza che non passa inosservata e che spesso intimidisce ma, conoscendola, la si scopre invece romantica, sensibile e sognatrice.
MARIA GRAZIA VERALLI è l'artista pudico che incarica la macchina fotocopiatrice di eseguire le immagini campionate un po' ovunque, rappresentando lo stereotipo maschilista di donna creativa relegata all'arte del "decoupage".
MARIA GRAZIA VERALLI stessa ammette di praticare una tecnica semplice che non richieda particolari doti artistiche. - Preferisco tirarle fuori da qualcos'altro, creando un "mood", ad esempio, in cui far convivere figure e lettere dell'alfabeto in modo astratto e surreale. Se si raggiunge la meta di fornire all'incomprensibile una interpretazione razionale da parte di chiunque, mi sento particolarmente felice. È per questo motivo che amo creare dei "Rebus", quel gioco enigmistico che consiste nel comporre una parola o una frase a partire da figure e da lettere poste su figure -. È nata a Trento nel 1975.
Ale G.